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Per una Dea neanche lo Scudetto è impossibile, anche se bisognerà attendere il prossimo anno


Nella conferenza stampa post partita a Gian Piero Gasperini è stato chiesto se era più orgoglioso per la prestazione o più arrabbiato e amareggiato per il pareggio maturato nel finale con il secondo rigore di serata. L’orgoglio ha prevalso ovviamente e non poteva essere altrimenti, per la performance che l’Atalanta ha offerto in un primo tempo dominato e per alcuni tratti della ripresa. Il 2-2 finale frutto di due episodi contrari, pochissimo cambia nella valutazione dell’ennesima prova di forza degli orobici: pregiudica quello che con una vittoria sarebbe potuto diventare un epico tentativo di rimonta in classifica ai bianconeri, ma non muta i giudizi sul processo di crescita della Dea, arrivata a imporre il proprio gioco sul campo più difficile d’Italia contro chi del possesso del pallone vorrebbe fare la chiave delle proprie vittorie.
La squadra di Gasperini ha confermato tutte le sue virtù, a livello collettivo e di singoli. Zapata è un incontenibile animale d’area di rigore, il Papu Gomez è lo straordinario leader a tutto campo che un minuto prima inventa sulla trequarti e quello dopo sporca le linee di passaggio, i gregari fanno il loro lavoro egregiamente, e la panchina, che sia con Muriel o Malinovskyi, è sempre più letale.
L’Atalanta tornerà a Zingonia con la consapevolezza acquisita una volta in più di potersela giocare con le grandi, che sia la Juve o il Psg, ma anche cosciente che ingenuità come quella del rigore causato da Muriel a questi livelli si pagano profumatamente. Dovrà far tesoro anche di questa lezione, per sedersi in pianta stabile al tavolo delle big, e coltivare nell’ottica della prossima stagione il progetto Scudetto che dalle parti di Bergamo non è più un sogno proibito.

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