Nel contesto di un Bayern Monaco che (stra)vince la sua sesta Champions League e colleziona il secondo triplete in soli sette anni, il più felice di tutti è sicuramente il match winner della finale, il francese Kingsley Coman. Che ha una storia particolarissima: quella di un predestinato a cui la buona sorte stava per voltare le spalle, ma che ha deciso di non mollare ed è arrivato a decidere una finale europea contro il suo primo amore, il club della sua infanzia e della sua adolescenza. Coman esordisce tra i professionisti del Paris Saint-Germain giovanissimo, a soli 16 anni, in occasione della trasferta di Sochaux, quando sulla panchina dei parigini siedeva ancora Carlo Ancelotti. Farà presto le valigie dalla Capitale francese, diventando uno dei primi (e tantissimi) talenti provenienti dal vivaio che la nuova proprietà qatariota si è dimostrata incapace di trattenere nonostante un utilizzo precoce in prima squadra per molti di loro. A fiutare l'affare a parametro zero è la ...
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