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Un’altra lezione di Gattuso a Fonseca: presente e futuro ipotetico della panchina del Napoli

Quando si è in mezzo a una tempesta, bisogna cercare di mantenere il controllo del timone e imbarcare meno acqua possibile, in attesa che il cielo torni sereno. È quello che ha fatto il Napoli che, dopo un periodo passato a giocare tre partite a settimana in preda ad un costante logorio fisico, ha superato l'emergenza infortuni ed ha approfittato di un calendario più umano causa eliminazione dalle coppe per tornare a brillare dal punto di vista dei risultati. Due vittorie in trasferta a San Siro e all'Olimpico prima della sosta, mantenendo la porta inviolata, sono tanta roba per una squadra di cui era stato celebrato il funerale con troppo anticipo e senza dare il giusto peso ad alcune circostanze avverse.
In occasione del sacco di Roma contro i giallorossi, Gattuso peraltro si è tolto la soddisfazione di battere uno dei suoi papabili successori sulla panchina azzurra, quel Paulo Fonseca molto stimato, si dice, da De Laurentiis per la dimensione europea che ha dato alla sua Roma e anche per un certo savoir faire a livello comunicativo. Un successo mai in discussione considerata l'evidente superiorità partenopea nel primo tempo, e che "aggrava" il bilancio degli scontri diretti tra i due allenatori: considerando il 4-0 dell'andata e il 2-1 dello scorso anno al fu San Paolo, Gattuso conduce con un eloquente 8-1 sul collega portoghese.
"Ringhio Star" lascerà Napoli a fine stagione a causa di un rapporto ormai consumato con ambiente e società, ma si potrebbe tranquillamente parlare di un paradosso se venisse rimosso in favore di un tecnico, indubbiamente bravo, ma che ha sempre perso il confronto a distanza a suon di lavagne tattiche e input motivazionali.

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