Nel dna di alcune squadre,o di alcune Nazionali,ci sono delle caratteristiche immutabili che neanche i cambi di gestione tecnica,i vari allenatori o commissari tecnici che si avvicendano sulle panchine possono sperare di mutare.Nel codice genetico della Nazionale italiana c'è la costante di dover faticare contro formazioni dal livello tecnico nettamente inferiore,superate nel migliore dei casi con un paio di reti che tuttavia non rispecchiano la differenza tra i valori assoluti dei giocatori.Così mentre l'Inghilterra a Wembley passeggia 5-0 su San Marino,l'Italia deve prendere per oro colato un 2-1 striminzito in casa contro l'Azerbaigian,dal momento che la vittoria è arrivata a dieci minuti dal fischio finale dopo l'autorete di Buffon che aveva complicato la partita.Quando gli attaccanti non pungono,troppo inconcludenti Immobile e Zaza,con l'attaccante del Sassuolo lezioso ed egoista a causa di un digiuno di goal che lo affligge,ci pensano i difensori a risolvere la partita:un'arma importante quella dei calci piazzati per gli azzurri,che si sono affidati alla testa di Chiellini,decisiva per due volte,per risolvere una partita che si stava per risolvere in una figuraccia complice il pasticcio tra lo stesso Chiellini e Buffon in occasione del pareggio azero sul primo pericolo del match.Contro una squadra organizzata ma modesta,l'Italia di Conte ha mostrato qualche passo indietro sul piano del gioco,venendo imbrigliata sulle fasce dove solitamente si sviluppano i maggiori pericoli e di conseguenza faticando a creare palle goal pulite.Solamente l'ingresso di uno scatenato Sebastian Giovinco,che ha colpito una traversa,ha dato una scossa all'attacco,che ha dato chiaramente l'impressione di essere più a suo agio contro una squadra che gioca come la Norvegia rispetto a una schierata a protezione del risultato come quella dell'Azerbaigian:non la migliore delle informazioni in vista di una partita come la prossima contro Malta,che dovrà evidenziare progressi sotto tanti punti di vista.
Tra l'Agosto e il Settembre passati, Sandro Tonali mandava in visibilio il tifo milanista esprimendo la propria preferenza per il Diavolo, come diretta conseguenza di quella passione per i colori rossoneri nata da bambino. Il Milan così superava la concorrenza dei cugini dell'Inter, che comunque avevano già allentato la presa sul centrocampista, indirizzando in maniera favorevole la trattativa con il Brescia. Un'avventura dunque iniziata sotto i migliori auspici, con la maglia numero 8 dei suoi sogni indossata solo dopo l'autorizzazione richiesta con umiltà all'idolo Rino Gattuso. Sette mesi dopo però il percorso intrapreso con tanto entusiasmo si sta dimostrando più in salita del previsto : nonostante lo spazio avuto grazie ad un calendario intasato di impegni e all'infortunio di Bennacer, Tonali ha fatto molta fatica a mettere in mostra le stesse qualità e la stessa dose di personalità che gli avevano permesso di prendersi la fascia da capitano delle Rondinel...

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