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Verso Lazio-Roma, l’handicap di essere favoriti

La prima volta di Venerdì, la prima volta a porte chiuse senza il sostegno e il folklore del pubblico, la prima dei Friedkin al cospetto del veterano Lotito dopo l'esordio perdente dei connazionali Di Benedetto e Pallotta prima di loro. Sarà un derby indubbiamente ricco di significati, a cui è la Roma ad arrivare nella scomoda posizione di favorita stando ai rumores dell'ambiente romano in questa settimana di avvicinamento: non tanto per la migliore posizione in classifica quanto più per la maggiore regolarità nei risultati rispetto ai cugini laziali, penalizzati nella continuità dal dispendio di energie fisiche e mentali che impone la bramata Champions League.
Se esiste però una stracittadina che sfugge alla logica del pronostico, senza dubbio è quella di Roma. Non si contano alla memoria dei tifosi più attenti le occasioni in cui la squadra apparentemente meno in forma, più in difficoltà nel rapporto anche quotidiano con la propria tifoseria o, molto semplicemente, più scarsa, ha avuto la meglio riuscendo non perdere l'equilibrio sul filo emotivo di 90' così particolari. Il Derby è servito tante volte a salvare la faccia in stagioni altrimenti da dimenticare.
Lo scorso anno, in una realtà diversa fatta di coreografie, colori e distanziamento tra tifosi reso necessario da ragioni di ordine pubblico più che di salute collettiva, il debuttante Fonseca e Inzaghi si divisero equamente punti, risultati e prestazioni: 1-1 all'andata con maggiore rammarico per la Lazio (4-2 l'incredibile conto dei legni a favore dei biancocelesti), 1-1 al ritorno con una decisa predominanza della Roma contro un avversario lanciatissimo verso le zone alte del campionato (favorito, per l'appunto). Una perfetta parità giunta forse al capolinea.

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