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Napoli, “il veleno non si compra al supermercato”: ma non si ritrova mettendo in discussione Gattuso

Ogni volta che Gennaro Gattuso si presenta ai microfoni dopo una sconfitta si ha una sensazione di deja-vu: l'ex tecnico del Milan lamenta una mancanza di mentalità dei suoi (a dire il vero spesso anche dopo le vittorie), di quella cattiveria propedeutica alla continuità di risultati necessaria per ambire ad un piazzamento di primo piano in campionato.
Perdere 3-1 con le stesse modalità intraviste ieri al Bentegodi solo una settimana dopo il roboante 6-0 alla Fiorentina, lasciando per un attimo da parte il doloroso ko in Supercoppa, è un preoccupante campanello d'allarme sulla personalità molto altalenante di un Napoli incapace di approfittare degli episodi in giornate in cui il motore della squadra non gira al massimo: nel caso di specie il vantaggio dopo soli otto secondi firmato da Hirving Lozano grazie ad un regalo dell'Hellas.
Mettere in discussione però la conferma dell'allenatore, come filtrato nelle ultime ore con Juric e il cavallo di ritorno Benitez che sono stati accostati alla panchina azzurra, non sembra la soluzione più logica. Se il problema non è di natura tecnica, dove trovare un motivatore migliore di Gattuso che sappia toccare le corde emotive del gruppo? Resta il fatto che il rinnovo di contratto sembra eternamente in stand-by, con riflessioni da ambo le parti sulle reali prospettive di crescita. I margini per migliorare il bilancio di 6 sconfitte in 18 partite nel girone di andata comunque ci sono: non va mai dimenticato che il Napoli ha dovuto fare di necessità virtù per lungo tempo senza Osimhen e Mertens (come togliere Lukaku e Lautaro all'Inter), che pur non rappresentando la formula magica per far scomparire i limiti caratteriali della squadra, aumenteranno sicuramente il grado di apprensione delle difese avversarie.

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