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Juventus, l’agonia del centrocampo tra presente e passato

Come se non bastasse perdere il derby d'Italia con un secco 2-0, le espressioni sorridenti e soddisfatte degli ex Antonio Conte e Arturo Vidal sono state il sale sulle ferite di una Juventus cancellata dal campo come si fatica a ricordare negli ultimi dieci anni di Serie A. In particolare il gol del cileno, con uno spietato inserimento in area quasi nostalgico dei fasti bianconeri, unito allo strapotere di un Barella atleticamente dominante, ha messo a nudo gli evidenti limiti del centrocampo della Vecchia Signora.
Prendersela con un reparto solo in una prestazione così povera di contenuti tattici e agonistici come quella della squadra di Pirlo, è limitativo; ma il confronto con gli omologhi nerazzurri è stato impietoso, la chiave del successo dell'Inter. Che siano finiti i tempi in cui uno tra Pogba, Marchisio e gli stessi Pirlo e Vidal doveva accomodarsi in panchina a causa della troppa abbondanza non è un mistero, ma Paratici non aveva messo in conto di dover rimpiangere il 33enne ex Barça che fino a ieri non aveva certo brillato, quando nell'estate del 2019 aveva portato a Torino a parametro zero Rabiot e Ramsey con la promessa di cospicui ingaggi. La mediana della Juve semplicemente non segna, non fa filtro, non crea; individualmente sono tutti buoni/discreti giocatori ma poco amalgamati e senza la personalità per trascinare i compagni. Se il buon McKennie dopo un breve periodo di adattamento è già diventato indispensabile con la sua energia e il suo dinamismo, il problema c'è eccome. Il grande ritorno di Pogba in estate potrebbe essere una soluzione per colmare le lacune, ma nell'immediato viene da chiedersi se una mano non l'avrebbe potuta dare anche un Sami Khedira che resta a libro paga, al netto dell'età che avanza e dei tanti infortuni.

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