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Dal potenziale riscatto all’umiliazione dentro e fuori dal campo: la Roma e l’incubo Spezia, sei anni dopo

Dallo scioccante approccio che ha permesso ad un incredulo Spezia di trovarsi sullo 0-2 dopo 15' alle clamorose palle gol divorate da Borja Mayoral che avrebbero potuto riscrivere il copione della gara; dai 90 secondi di follia in cui prima Mancini e poi Pau Lopez si fanno espellere all'alba dei supplementari, al gol del prodotto del vivaio di Trigoria Daniele Verde passando per il pallonetto alla Totti di Saponara che fa calare i titoli di coda. Nessun ingrediente, neanche il più insignificante e apparentemente insapore, è mancato nella debacle che vede la Roma arrendersi ai liguri e scrivere una delle pagine più buie dei suoi 94 anni di storia.
Nessuna iperbole perché al forte imbarazzo per quanto visto in campo si somma l'aggravante dell'imperdonabile ignoranza del regolamento, a causa della quale nell'extra-time è stata effettuata una sostituzione in più, la sesta, che avrebbe comportato in ogni caso una sconfitta a tavolino. Un errore dilettantesco che è la spiacevole replica di quanto successo con il mancato inserimento in lista di Amadou Diawara in occasione di Hellas-Roma, prima giornata di campionato. E pensare che questo ottavo di Coppa Italia sembrava una buona opportunità per voltare pagina dopo il pesante ko nel derby, contro un avversario che evocava inquietanti ricordi per i rigori che furono fatali sei anni fa, ma infarcito di riserve, alcune delle quali di livello tecnico molto modesto. Invece l'organizzata squadra di Italiano getta nel caos i Fonseca Boys.
Nessuna iperbole anche qui, perché sulla sponda giallorossa del Tevere si è vissuta troppe volte negli ultimi anni questa situazione per pensare che le ultime due partite non siano sufficienti per aprire uno stato di crisi. La Roma è nel cuore della tempesta ormai e solo se rialzerà la testa nel weekend - sempre contro lo Spezia - potrà uscirne senza perdere pezzi per strada.

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