È notizia di ieri che la Procura federale della Figc ha deciso di aprire un'inchiesta ai danni della Lazio per accertare eventuali violazioni dei protocolli sanitari anti-Covid-19, con particolare attenzione alle modalità con cui vengono processati i tamponi e alla gestione della bolla "alla luce delle positività alterne di giocatori come Immobile, Leiva e Strakosha, disponibili per le gare di campionato (i primi due sono subentrati durante il secondo tempo a Torino) e fermati da presunte positività invece dall'Uefa". Gli ispettori federali hanno fatto visita a Formello per ben tre volte nelle ultime due settimane, ma i biancocelesti si dicono tranquilli per aver agito nel rispetto delle norme vigenti e in collaborazione con le istituzioni sportive nazionali ed internazionali.
In attesa di fare luce su questa vicenda che nel migliore dei casi ha evidenziato una colpevole mancanza di trasparenza, la Lazio ha comunque il dovere di concentrarsi sul campo, dove tra poche ore è atteso il fischio d'inizio con lo Zenit San Pietroburgo. Partita importantissima perché la squadra di Semak è con l'acqua alla gola dopo due sconfitte nelle prime due giornate, e una vittoria laziale in trasferta sarebbe sinonimo di ipoteca sulla qualificazione agli ottavi. Nonostante le rotazioni limitate, tra infortuni e la situazione contagi, la truppa di Inzaghi arriva all'appuntamento Champions con il morale alto e con lo spirito di gruppo cementato dall'epica vittoria del weekend contro i granata.
Ancora una volta l'uomo della provvidenza è stato Felipe Caicedo, il bomber di scorta che in estate doveva fare le valigie, specialista in rimonte specie quando si gioca lontano dalle mura dell'Olimpico: le sue reti in extremis furono decisive anche lo scorso anno nelle trasferte di Cagliari e Sassuolo, quando la Lazio aprí una serie positiva che le permise di accarezzare un sogno Scudetto infranto dalla pandemia. La "zona Cesarini" a Formello ormai è stata ribattezzata "zona Caicedo". E attende di fare la sua comparsa anche in Europa..
Tra l'Agosto e il Settembre passati, Sandro Tonali mandava in visibilio il tifo milanista esprimendo la propria preferenza per il Diavolo, come diretta conseguenza di quella passione per i colori rossoneri nata da bambino. Il Milan così superava la concorrenza dei cugini dell'Inter, che comunque avevano già allentato la presa sul centrocampista, indirizzando in maniera favorevole la trattativa con il Brescia. Un'avventura dunque iniziata sotto i migliori auspici, con la maglia numero 8 dei suoi sogni indossata solo dopo l'autorizzazione richiesta con umiltà all'idolo Rino Gattuso. Sette mesi dopo però il percorso intrapreso con tanto entusiasmo si sta dimostrando più in salita del previsto : nonostante lo spazio avuto grazie ad un calendario intasato di impegni e all'infortunio di Bennacer, Tonali ha fatto molta fatica a mettere in mostra le stesse qualità e la stessa dose di personalità che gli avevano permesso di prendersi la fascia da capitano delle Rondinel...

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