Si sa quanto sentirsi a casa possa condizionare le prestazioni di un calciatore. Tornare nel posto che magari non è il tuo luogo di nascita ma che ha fatto da scenario di fondo al tuo passaggio esistenziale da ragazzo a uomo, e sentirsi protetti da un ambiente che non mette in discussione le tue capacità fa una grande differenza; perché è la testa a far muovere le gambe e a mettere in moto il talento.
È quello che sostanzialmente sta accadendo ad Alvaro Morata, che ha iniziato col botto la sua seconda vita in maglia Juventus. Con la doppietta di ieri in casa del Ferencvaros lo spagnolo ha già segnato sei reti, più altre sei annullate a causa del Var per una questione di centimetri, in sole sette presenze. Niente male per un giocatore che, questo è innegabile, è tornato a vestire il bianconero dopo le fumate nere arrivate sui fronti Suarez e Dzeko. Tutti si chiedono se sia arrivato il momento della definitiva maturazione di un attaccante che ha spesso dato la sensazione di "accontentarsi" delle innegabili doti avute da Madre Natura. In attesa di banchi di prova più impegnativi rispetto alle squadre non irresistibili castigate finora, è interessante scavare nel suo passato per scoprire se c'è traccia di un impatto immediato paragonabile a quello attuale.
Se in occasione del suo primo ciclo juventino trovò il primo gol sul campo dell'Empoli dopo un normale periodo di adattamento e di minutaggio centellinato per chi viene dall'estero, neanche le sue partenze nelle due metà di Madrid furono fulminanti. Al Real, il club dove si è formato, era tornato sotto i migliori auspici ma salvo un paio di reti in campo europeo ci mise del tempo a carburare senza conquistare in seguito l'esigente pubblico del Bernabeu. A conti fatti la sua miglior partenza è quella dei tempi del Chelsea, con 7 centri nelle prime 7 apparizioni, una tripletta allo Stoke City e cartellino timbrato contro il Cholo, che diventerà suo allenatore, in Champions. Sembrava destinato a essere il faro dell'attacco dei blues per anni. Ma quella non era casa sua, sono convinti adesso a Torino.
Ogni volta che i giocatori rispondono alla chiamata delle proprie Nazionali, ai rispettivi club di appartenenza spetta il compito di accendere un cero nella speranza che tornino indietro integri e arruolabili. Spesso non è sufficiente, e stavolta (non la prima, Zaniolo insegna) è stata la Roma a pagare il prezzo più alto. Neanche il tempo di mettersi alla prova contro l'Inghilterra nella seconda gara di qualificazione a Qatar 2022, che Marash Kumbulla ha accusato un dolore al ginocchio destro durante Andorra-Albania che non lo ha costretto a lasciare il campo, ma si è ripresentato dopo la partita. Una volta tornato nella Capitale, gli esami strumentali hanno evidenziato la lesione del menisco esterno: per il momento l'intervento chirurgico è stato scongiurato in favore della terapia conservativa, ma in ogni caso la stagione dell'ex Hellas Verona è già finita. Un primo anno in giallorosso sicuramente probante per il centrale albanese, che tra il Covid e gli infortuni non ha ...

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