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Vorrei ma non posso: la Roma perde anche allo Stadium e si conferma piccola con le grandi

Quando il calendario mette la Roma di fronte ad una big del campionato sembra di assistere sempre allo stesso film. Possono cambiare gli antagonisti, cambia magari pure il copione ma il finale è sempre lo stesso. La sceneggiatura dello Stadium ha sicuramente proposto una versione dei giallorossi più presente, più coraggiosa e più continua rispetto agli scivoloni di Napoli, Bergamo e del derby. Ma è giusto chiudere volontariamente un occhio sul risultato riportato dal tabellino, accontentandosi di uno sterile predominio territoriale che ha prodotto due sole conclusioni dalla distanza senza impensierire l'ex di turno Scsczesny?
Sentendo le interviste di Fonseca e Pirlo dopo il fischio finale, sembra che abbiano assistito a due partite diverse: il portoghese ha sottolineato con orgoglio la personalità con cui la sua squadra ha costretto il quotato avversario ad un baricentro piuttosto basso pur peccando nella finalizzazione, mentre l'allenatore bianconero ha fatto capire come la strategia attendista fosse stata studiata appositamente a tavolino in settimana. A conti fatti forse il resoconto più veritiero è stato quello dell'ex campione del mondo, che ha letto meglio i contenuti della sfida non esponendosi ai contropiede che nel 2-2 del girone d'andata per poco non permisero a Veretout e compagni di portare a casa la posta intera.
Alla Roma resta la consolazione di aver avuto spesso il pallino del gioco sul campo dei nove volte campioni d'Italia, ma le "vittorie morali" non la aiuteranno a restare in zona Champions senza successi contro le rivali dirette.

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