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Un (altro) americano a Roma: Reynolds è il secondo della storia giallorossa

Si sarà goduto lo spettacolo di una Roma capace di farsi bastare un tempo per scatenare la tempesta perfetta nello spazio di 9' contro il Verona, Bryan Reynolds, intento a prendere confidenza con la nuova realtà sugli spalti di un Olimpico deserto. Approccio migliore non poteva esserci per il terzino classe 2001, sbarcato ieri nella Capitale per iniziare la sua nuova avventura con le formalità di rito. Un investimento fortemente voluto dai Friedkin (7 milioni più il 15% della futura rivendita) che hanno deciso di superare al fotofinish la concorrenza in sinergia di Juventus e Benevento per assicurarsi uno dei migliori talenti della Mls. La famiglia texana ha sfruttato i rapporti privilegiati col proprietario del Dallas Fc Dan Hunt (c'è un accordo vigente tra le parti per la sponsorizzazione dello stadio della franchigia), per fare di Reynolds il secondo giocatore statunitense della storia giallorossa: il primo fu Michael Bradley, che tra il 2012 e il 2014 ebbe modo di farsi apprezzare dai tifosi della Roma. Se tutto andrà secondo i piani il prossimo weekend arriverà la prima convocazione contro la Juventus di quel McKennie che sarebbe potuto essere il suo gemello a stelle e strisce in bianconero. Anche se probabilmente per vedere il campo ci vorrà un po' di tempo, per uniformare gli intriganti mezzi tecnici e atletici di cui già dispone alle conoscenze tattiche necessarie per affrontare un campionato come la Serie A.
Nel frattempo si integrerà con i nuovi compagni, e ieri allo stadio ha già fatto la conoscenza di Edin Dzeko in tribuna: sperando che non abbia chiesto al bosniaco cosa ne pensa dell'allenatore...

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