Per una società estremamente gloriosa come il Milan,convivere con un presente molto diverso dai fasti vincenti del passato non è sicuramente facile.Il triumvirato dirigenziale formato (per quanto ancora?) da Maldini,Boban e Massara ha deciso,per riaddrizzare le sorti dell'ennesima stagione negativa,di affidarsi a Zlatan Ibrahimovic,protagonista dell'ultimo scudetto rossonero nell'ormai lontana stagione 2010/2011.Una scelta,quella di richiamare all'ovile giocatori importanti del passato,già cara al Milan della presidenza Berlusconi:con risultati però poco incoraggianti.L'ultimo ritorno di un certo prestigio era stato quello di Kakà che nella stagione 2013/2014 fu riportato a Milanello da Adriano Galliani dopo un'esperienza piuttosto opaca al Real Madrid.Una seconda parentesi in rossonero discreta per il brasiliano,che fece comunque di nuovo le valigie sei mesi dopo in virtù del suo alto stipendio.Ancora peggio andó probabilmente a Gullit e Shevchenko,due bandiere del Diavolo,con l'ucraino in particolare ombra di sè stesso dopo aver fatto avanti e indietro tra Milano e Londra,sponda Chelsea.Il campione svedese sta riuscendo a invertire questa tendenza trascinando con la sua presenza giocatori che avevano faticato in maglia rossonera nel primo semestre;prima Leao e adesso il croato Rebic hanno cambiato passo grazie a Ibra,determinante col suo carisma ancor prima che con le sue reti.Tuttavia la sua permanenza a Milanello per la prossima stagione non è per nulla scontata.La sfiducia di lunga data del suo agente Mino Raiola nei confronti del progetto di Elliott per il Milan,in qualche modo avvalorata dall'ennesima rivoluzione dirigenziale alle porte,getta ombre sul futuro.Sarà Ibra a guidare i rossoneri nell'ennesima stagione del rilancio?
Se la Roma non riesce a spiccare il volo nei big match, venendo puntualmente ridimensionata, uno dei motivi risiede probabilmente nell'inesperienza ad alti livelli di alcuni titolari dell'undici tipo: giocatori come Ibanez, Villar e Karsdorp hanno mostrato ottime qualità nel corso della stagione, ma non hanno familiarità nel competere per traguardi come la qualificazione alla Champions League, proveniendo chi da mesi in panchina all'Atalanta, chi dalla seconda serie spagnola. Contro il Napoli mancavano, oltre a Veretout, Mkhitaryan e Smalling, due tra i più navigati nella rosa di Fonseca, anche se in campo c'erano comunque Dzeko e Pedro. Lo spagnolo in particolare era stato acquistato in estate a parametro zero dal Chelsea per rappresentare un valore aggiunto in termini di leadership e mentalità vincente, in virtù della sua sconfinata bacheca. Se da questo punto di vista non sembra aver particolarmente inciso sulla maturità del gruppo giallorosso, peraltro con più di un...
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