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La Juve scopre l’America in quattro giorni: Air McKennie ancora una volta decisivo

Nella Juve che riscrive i libri di storia del calcio italiano passeggiando sulle macerie di una gloriosa squadra di nome Barcellona, non è facile esaltare il singolo a fronte di una grande prova collettiva anche se le ovvie copertine se le prende Cristiano Ronaldo per il duello a distanza stravinto con l'immalinconito rivale di sempre, Leo Messi. Weston McKennie è però la fotografia di una squadra che dopo tanti esperimenti sta provando a trovare una sua identità: Pirlo ha deciso di dargli fiducia a sorpresa nel silenzio spettrale del Camp Nou, e il centrocampista texano lo ha ripagato con il secondo gol consecutivo dopo quello nel derby della Mole, sfruttando il pezzo forte del repertorio, i tempi di inserimento combinati ad una certa audacia nello sfidare la forza di gravità.
Non solo reti pesanti però, il contributo di McKennie va oltre quello che emerge dal tabellino e si sublima in un dinamismo in entrambe le fasi che sembra già indispensabile per il calcio fluido che vuole mettere in campo l'allenatore bianconero, specie se abbinato alle geometrie lucide ma compassate di Arthur. E pensare che l'arrivo dell'ex Schalke 04 aveva provocato più di un sopracciglio alzato in segno di perplessità , perché il suo tesseramento da extracomunitario aveva sbarrato la strada a quello di Luis Suarez. Quel Pistolero che adesso sta causando fuori dal campo qualche problema alla Vecchia Signora, mentre il giovane americano da Little Elm di problemi dentro al rettangolo verde ne sta risolvendo più di uno.

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