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Il 2020 della Roma: Ave, Friedkin!

12 anni senza trofei cominciano ad essere tanti per la pazienza dei tifosi della Roma ma, anche senza invertire la tendenza, questo 2020 ha mostrato segnali promettenti per sperare di dare una rispolverata alla bacheca in un futuro prossimo. Soprattutto a livello societario, perché dopo mesi di trattative nel mezzo di una pandemia che ha cambiato i termini economici dell'affare, si è chiusa l'era di James Pallotta (a proposito di digiuno di vittorie) con il passaggio di consegne alla famiglia Friedkin. Difficile immaginare in un contesto di austerity investimenti di primo piano a breve termine, ma il progetto di crescita è chiaro e la costante presenza di Dan e Ryan al seguito della squadra è già un forte segno di discontinuità rispetto alla precedente gestione.
In campo invece è sfumata per il secondo anno consecutivo la qualificazione ai gironi di Champions League che avrebbe dato un po' di ossigeno al bilancio più rosso che giallo, ma sono state gettate le basi per l'attuale terzo posto alle spalle solo di Milan e Inter. La svolta è arrivata con il passaggio alla difesa a tre, molto in voga in tempi recenti in Serie A, che ha dato stabilità e nuove certezze ai giocatori, nonché a Paulo Fonseca, sempre in bilico al primo passo falso secondo uno stampa avida di consegnare in pasto alla piazza il nome di qualche altro allenatore. Resta comunque da fare un ultimo salto di qualità, perché il bilancio con le grandi resta deficitario con le pesanti sconfitte in casa di Napoli e Atalanta ancora negli occhi. I mezzi per confermarsi in alto ci sono; alla Roma manca solo un'affermazione in un big match per far capire alle rivali dirette di essere una concorrente temibile per le zone che contano del campionato.

Foto: (Iltempo. it)

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