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Il missile di Calafiori e lo slalom di Hauge: quando l’Europa League regala sorrisi e facce nuove

Caricare il gruppo alla vigilia di una partita di Europa League è l'incubo di ogni allenatore di una squadra di medio-alto livello; i calciatori non amano giocare di Giovedì sera con la prospettiva di avere un recupero limitato per gli impegni di campionato e capita che scendano in campo con un atteggiamento conservativo e superficiale, per risparmiare energie fisiche e mentali. Specie ai gironi, quando le avversarie non sempre offrono molti stimoli. Tali partite sono però il palcoscenico ideale per giovani vogliosi di ritagliarsi il loro spazio, e ieri è stata indubbiamente la serata di Riccardo Calafiori della Roma e Jens-Petter Hauge del Milan.
Il classe 2002 giallorosso ha segnato con un meraviglioso bolide di controbalzo il suo primo gol tra i grandi, alla seconda presenza europea e terza da titolare in assoluto. Ai limiti della commozione a fine partita ha ricordato il gravissimo infortunio al ginocchio che ha rischiato di interromperne circa due anni fa la promettente carriera. Pericolo scampato, perché la Roma lo sta per premiare con un rinnovo di contratto fino al 2025: a Trigoria ci puntano e ne hanno tutte le ragioni visto il mix esplosivo di tecnica e fisicità.
Da Roma a Milano, dove se il Milan ha staccato il pass per i sedicesimi di finale lo deve per buona parte ad Hauge, che ha segnato il gol del 3-2 con uno slalom tra i difensori del Celtic degno di Alberto Tomba prima di ispirare il poker di Brahim Diaz. La curva di apprendimento dell'esterno norvegese fa impressione se si considera che fino a Settembre giocava ancora nel piccolo Bodø/Glimt. Pioli è rimasto impressionato dalla personalità e dalla velocità di ambientamento del classe '99, bravo a sfruttare a pieno le occasione avute con tre reti già segnate in maglia rossonera. Lui sì che deve tutto all'Europa League.

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